La formazione in ambito professionale è sempre più veloce: si rinnova, cambia, cerca di restare a passo coi tempi, con le evoluzioni (spesso involuzioni) economiche e sociali. Ormai l'unica parola d'ordine è: flessibilità. Da non intendere (soltanto) come la forma del sistema lavorativo che ha dato vita all'inflazione della precarietà, ma come forma mentale che devono avere i membri della generazione Y che si affacciano al mercato professionale.
Sino a trent'anni fa il lavoro era un porto sicuro: chi veniva assunto era consapevole che (salvo gravi inadempienze) avrebbe mantenuto il suo incarico sino all'età della pensione. Oggi, invece, le cose sono cambiate. La competizione è la religione che le grandi aziende hanno imposto, generando una serie di conseguenze, tra cui la difficoltà a restare in piedi da parte delle piccole e medie imprese, che molto spesso finiscono col combattersi a vicenda, finendo col fare gli interessi delle imprese più grandi, che dalla loro soppressione ne ricavano i vantaggi.
La competizione, in più, rende difficile sviluppare dei legami solidi all'interno del luogo di lavoro. In primo luogo perchè la flessibilità comporta un continuo cambio di personale, in più perchè spesso la competizione è voluta anche all'interno della stessa azienda (per quanto, le imprese che hanno sviluppato una magiore sensibilità verso le tematiche della formazione si sono rese conto che, se sul breve periodo questa strategia è produttiva, nel lungo periodo è assolutamente disfunzionale).
Questo ha cambiamo radicalmente il modo di muoversi all'interno del cosmo professionale, generando nuove regole delle quale avvalersi.
PIANIFICARE LA PROPRIA CARRIERA NON SERVE A NULLA
Se fino a una ventina di anni fa, ci si iscriveva all'università avendo un'idea chiara del lavoro che si sarebbe svolto, adesso tutto ciò è completamente inutile. Il sistema è diventato un gioco di forze, in cui è stupido contrapporre la propria volontà verso correnti che remano contro. L'ideale è cercare un modo per sfruttare queste correnti a proprio vantaggio, cercando un modo in cui le proprie competenze (non necessariamente accadimemiche) possano diventare produttive.
CONTA SOLO CIO' CHE SI SA FARE BENE
La laurea è solo una chiave messa dagli ordini deontologici per accedere alle categorie professionali, di conseguenza non è una garanzia di efficenza. Il lavatore oggi deve essere in grado di sviluppare abilità pratiche all'interno della propria sfera professionale. L'ideale è quello di specializzarsi in segmenti ben definiti del settore, di modo da proporre servizi e prodotti ad hoc per quella fetta di mercato.
FOCALIZZARSI SU CIO' CHE SI PUO' FARE PER GLI ALTRI, PIUTTOSTO CHE SU CIO' CHE SI PUO' FARE PER SE'
Il lavoro oggi non è un modo per fare soldi offrendo servizi o vendendo prodotti: il focus deve essere invertito. Il cliente o il capo sono la raggion d'essere dell'individuo in quanto lavoratore. Mantenendo questa lente di visione si avrà la possibilità di orientarsi in modo tale da rendere il proprio operato il quanto più efficente possibile.
ESERCITARSI CON COSTANZA
La pratica porta alla perfezione, gli aggiornamenti conducono al rinnovamento che permette di stare a passo coi tempi. Questo vuol dire che, specie all'inizio, anche lavorare gratis può essere accettanto. Benchè il pagamento non sarà di natura pecuniaria, ciò consentirà di: a) fare pratica; b) creare una corrente di pubblicità che si alimenterà del passa parola.
INTRAPRENDERE GRANDI SFIDE E IMPARARE DA ESSE
La maggioranza delle piccole imprese falliscono e spesso il loro unico scopo è galleggiare nel mercato. Con questo non si vuole intendere che bisogna cercare di imporsi su un intero settore, ma quanto meno mirare in alto. Spesso mirando in alto si colpisce giusto a metà; figuriamoci quando si mira in basso.
FARE LA DIFFERENZA
Cosa manca agli altri per essere perfetti? Qualsiasi cosa sia, bisogna raggiungerlo.
All'interno di questo quadro si colloca una nuova formazione che non è più solo indirizzata verso ciò che si deve fare per praticare al meglio il proprio lavoro, ma si concentra anche sugli stati mentali legati alla flessibilità, al carisma, alla competizione e, soprattutto, allo sviluppo di uno spirito giocoso che permettere di affrontare una tale giungla con la serenità di chi sta dedicandosi con tutto sé stesso ed è proprio questo che lo esalta, lo fa sentire vivo, che gli rende ogni sfida un'occasione per divertirsi, mettersi alla prova nel tentativo di fare qualcosa non solo per sé ma anche per la totalità di persone alle quali è, direttamente e indirettamente, connesso.

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