giovedì 9 aprile 2009

Imparare ad imparare


L’apprendimento è in primo luogo un’esperienza creativa.
Proprio per questo non si può pensare che tutte le persone apprendano in modo uguale. Questa idea è una falsa concezione portata avanti dal sistema scolastico, in cui c’è un professore che spiega e gli alunni che ascoltano. Chi non capisce – il più delle volte – viene tacciato di stupidità o di disattenzione. Difficilmente il professore mette in dubbio la sua capacità di comunicare, e raramente accetta il fatto che una spiegazione può essere eccezionale per un alunno e perfettamente incomprensibile per un altro.

Proprio perché l’apprendimento è un processo creativo, per avvicinarsi ad un qualsiasi nuovo argomento (tecnica, teoria o modello) c’è bisogno di interessarsi. Perché certe persone leggono molti libri? Perché altri si dedicano con passione al giardinaggio? Perché ci sono persone che adorano fare sport e altre, invece, che preferiscono passare il tempo libero facendo meditazione?
Il motivo non ha niente a che fare con le attività in sé, ma col valore che le persone attribuiscono a quelle attività. Più nello specifico: all’immagine che si creano del tipo di persone che diventeranno leggendo, dedicandosi al giardinaggio, facendo sport o meditando.

Credo che è capitato a chiunque di trovare più o meno appassionante un libro di studio. Al di là della facilità della materia, è probabile che si sono studiati con più passione le materie pratiche.
Ma se facciamo ben attenzione, possiamo renderci conto che (salvo rarissimi casi) fare classificazioni tra materie pratiche e teoriche è sin troppo soggettivo.
Per esempio: se si chiede ad uno studente di inglese cosa c’è di pratico nella lingua che studia, dirà che gli permetterà di parlare con un sacco di gente; se si chiede ad uno studente di storia dov’è la praticità nel conoscere le civiltà antiche, probabilmente risponderà che si può comprendere il presente e muoversi in esso solo conoscendo le sue origini.

Proprio per questo, non appena ci si trova di fronte ad un nuovo argomento, è utile porsi delle domande:
- Cosa c’è di pratico in quello che devo apprendere?
- Come mi tornerà utile?
- In che modo posso applicare queste conoscenze alla vita di tutti i giorni?
- Una volta appreso questi argomenti, che tipo di persona sarò diventato?

Queste domande appartengono alla fase di pre-apprendimento: predispongono la nostra mente a ricevere nuove informazione.
È un po’ come se il nostro cervello dovesse accogliere in casa degli ospiti. Se sapete che gli ospiti sono noiosi li accoglierete in modo molto diverso rispetto al caso in cui sapeste che sono divertenti e molto alla mano.

Il secondo passo, quello dell’apprendimento in sé, si basa su quelli che in Pnl vengono definiti sistemi di rappresentazione. In breve: c’è chi apprende solo leggendo (qualcuno in mente e qualcun altro ad alta voce), chi ripetendo; c’è a chi basta una sola lettura, a qualcun altro svariate, a qualcuno al massimo un paio tra le quali però ci deve essere un periodo di riflessione sugli argomenti.
Due sono i metodi per capire in che modo ognuno di noi apprende:
1) Ricordando le esperienza passate, cercando di notare le differenze che c’erano quando si è studiato un argomento poi perfettamente appreso e un altro che si è dimenticato facilmente.
2) Provando tecniche diverse e facendo attenzione su quale risulta la più idonea (spesso capita che un metodo di studio vada bene per un argomento mentre sia disfunzionale per un altro. In questi casi non bisogna demordere.

Ora tocca a te darti da fare e imparare qual è il tuo modo naturale di imparare!